“PHOBIA. L’universo variopinto delle paure” di Cristina Rizzi Guelfi

change the language from drop menu

L’uomo contemporaneo vive nella paura.

È un sentimento insidioso, un refolo d’aria gelida che ci coglie d’improvviso tra le mura di casa, proprio là dove pensavamo di essere al sicuro: senza fare rumore penetra nella fragile barriera della routine quotidiana, delle insulse comodità dietro cui ci rifugiamo non appena scende il buio, ed ecco che il battito cardiaco comincia ad accelerare.
Ci guardiamo intorno, affannati, e tutto pare procedere al meglio, ogni tassello sembra sistemato al posto giusto, eppure il timore persiste, ci fa compagnia dal momento in cui apriamo gli occhi al mattino fino a quando torniamo ad adagiarci sul letto mossi da una stanchezza impotente.

Cristina Rizzi Guelfi

La paura che pervade la società odierna è particolarmente infida per la sua capacità di annidarsi non tanto in un pericolo concreto, quanto piuttosto nella mente stessa di chi ne soffre, traendo nutrimento da insicurezze, fissazioni, picchi di stress. Da qui il dispiegarsi di un’ampia gamma di fobie che spesso e volentieri si appoggiano sulla pura irrazionalità, ma che in ogni caso non mancano di esercitare una forza distruttiva e soffocante sull’esistenza di chi le vive come delle trappole psicologiche inespugnabili.

Cristina Rizzi Guelfi

Cristina Rizzi Guelfi, una giovane fotografa originaria della Svizzera, ha tratto ispirazione per il suo progetto Phobia proprio da una lista di paure in cui si è imbattuta per caso. Termini a prima vista bizzarri come ablutofobia, anemofobia o ceraunofobia l’hanno portata a realizzare che sì, la razza umana è terrorizzata, impietrita a tremare difronte al mondo che la circonda e, soprattutto, ai tranelli della sua stessa psiche, alle atrocità di un’esistenza familiare fossilizzata in assurde convenzioni. A questo proposito l’autrice parla di una sorta di alienazione multiforme capace di infiltrarsi nelle più sottili fenditure delle nostre difese mentali.

Cristina Rizzi GuelfiCristina Rizzi Guelfi

A livello fotografico la resa è sorprendente. Vista la tematica affrontata ci si aspetterebbe una sequenza di scatti cupi e dai risvolti sinistri, invece a predominare all’interno del lavoro sono valori diametralmente opposti: le immagini proposte da Cristina Rizzi Guelfi sono assolate, vivaci, un tripudio di colori sgargianti che ammiccano con autoironia all’estetica pop e alle scenette stucchevoli da cartolina. I personaggi ritratti, dei quali ci è negato il volto, contribuiscono alla costruzione di un ambiente surreale ponendosi alla stregua di bambole di plastica colte nella teatralità interrotta di pose esagerate. Il risultato è un interessante connubio tra le valenze oscure che emergono a livello letterario e l’esuberanza artificiosa che dall’altra parte connota quello visivo:

Cristina Rizzi Guelfi

Ho voluto contrapporre questo senso di angoscia con l’ironia e i colori molto saturi delle fotografie, le quali a loro volta si presentano associate a un testo di stampo cupo e surreale.

Ecco, dunque, il brano che accompagna le immagini:

*Phobia
/fo.bi.a/

sostantivo femminile

Vecchi fantasmi in posa accanto alle finestre e riunioni di famiglia fra defunti. La sensazione p quella della paura e del disgusto, una normalità parallela, visibile da dietro il palco, da dentro una pellicola. La predisposizione per la luce o per le oscurità, la riluttanza alle cene di gala, la sterilità di pensiero, l’incongruenza delle azioni. Quasi tutti riusciamo a vivere alternando le piccole fobie senza cercare di avere il controllo, danzando in bilico, spalancando gli occhi su giornate da mettere in fila, segnando appuntamenti su agendine di pelle, distraendoci con il serial del lunedì, affidandoci a ormoni con contratti precari. Innocenti e rovinati su una parte di universo che si è steso per puro caso davanti ai nostri occhi sfatti.
Viviamo così, come in un sogno pungente e doloroso, bello e fiorito, sgranato e cinematografico. Tutti quanti, zoppicanti e incerti, con il naso puntato in aria per sentir tre centesimi di meraviglia.

All images di ©Cristina Rizzi Guelfi | Instagram: @cristinarizziguelfi
Scritto da Federica Bertagnolli – Traduzione di Federica Bertagnolli

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here