“Cabin Fever” by Martin Blanco

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“In between the cover of another perfect wonder/And it’s so white as snow/Running through the field where all my tracks will be concealed/And there’s nowhere to go”
– Red Hot Chili Peppers, Snow (Hey Oh)

Da piccola ho sempre vissuto l’inverno come un momento di estenuante tedio esistenziale, balzando dalla televisione alla finestra, dai libri alla finestra, dal camino alla finestra. Potesse almeno nevicare! ma della neve neanche l’ombra. E forse questo è il desiderio più grande di una persona che vive al sud: svegliarsi un mattino e vedere la neve, accanto al mare.

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Se vivi in un piccolo paesino del Minnesota durante l’inverno, invece, vedrai che le temperature e il vento che sgorga raggiungono i 40 gradi Celsius sotto lo zero, il sole tramonta intorno alle 16, e, da quel momento in poi, c’è poco da fare se non la spola tra televisione, libri e camino. E per uno che, come Martin Blanco, ha passato metà della sua vita a Maracaibo, in Venezuela, il cambiamento climatico non può che essere una dura realtà da cui, a volte, evadere. Così Cabin Fever nasce quasi per caso, attraverso la ricerca di un risveglio emotivo in un claustrofobico inverno passato in una vecchia casa in rovina, raggiunta a malapena dal sole, cercando la bellezza nelle piccole e sconosciute comunità vicine.

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Il metodo è piuttosto pittoresco, ma, devo ammettere, funzionale: aggrappato all’abitudine della fotografia analogica, che aveva sviluppato nei sei mesi precedenti all’inverno 2018, Martin apre Google Maps sul computer e va alla ricerca delle città vicine finché non trova un posto in cui non è ancora stato.

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Poi, di solito circa un’ora o due prima del tramonto, raggiunge in macchina queste città – in una macchina presa in prestito, per finire poi sempre più lontano di quanto avesse detto al proprietario – e da lì ad esplorare quartieri, campi agricoli e persino edifici industriali, insieme alla sua Canon AE-1. “Era un modo per accendere la fiamma perduta della voglia di viaggiare che si era estinta dopo aver vissuto in questo stato per così tanto tempo”. Martin, infatti, studia a New York cinema e produzione televisiva all’università ma torna in Minnesota ogni quanto gli è possibile.

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“Come descritto, e diversamente dal mio lavoro di regista, tendo ad avvicinare la fotografia in modo sporadico. In realtà non pianifico mai i miei scatti prima di scoprirli in un luogo particolare e in un particolare momento, a meno che non implichino esposizioni multiple. Ma anche in quel caso, il primo scatto è raramente qualcosa di premeditato. È sempre immediato e dato dal momento. E non ho mai scattato la stessa cosa due volte. Odio sprecare le pellicole.. Ma forse faccio solo economia!”

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All images © Martin Blanco / Website: martinblancofilms.com / Instagram: @martin.a.blanco
Written by Marta Mauriello
Translation by Gabriella Lanzi

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